La divisione (2)

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DE DIVISIONE 

 

Quid sit divisio alias diximus, et quomodo fiat, scilicet quod ars vel liber dividitur ad divisionem rei consideratae; nam si scientia et liber est unus per unitatem subiecti, ergo et dividitur ad eius divisionem. Primo igitur dividitur in duas partes iste liber, in prohemium et tractatum; prohemium est primum cap., tractatus dividitur ad divisionem subiecti, et cum quinque sint res consideratae, merito et in quinque partes dividitur iste liber. Reliqua autem pars est quasi de accidentibus horum. 

Proportio vero clarissima est huius libri per ipsum met Porphirium, cum dicat hunc librum esse introductorum ad totam logicam, habet igitur hanc proportionem, scilicet servi ad dominum, et eius quod est ante finem ad ipsum finem. 

De nomine vero libri et Authoris non est nostrum, sed magis aliorum. Hoc unum solum, quod posset aliquis dicere, praecognitio nominis (689) est principium omnis agnitionis, ergo nomen libri et Authoris ante omnia praecognoscenda. Ad quod ex regulis supra sumptis facile est nobis respondere, quid nominis rei addiscendae vel subiecti est necessario et ante omnia praecognitio, non autem authoris vel libri. Et sic verificatur ille textus, omnis doctrina fit ex praeexistenti cognitione esse et quid nominis subiecti et rei addiscendae, non autem Authoris vel libri. 

LA DIVISIONE 

 

Abbiamo già detto altrove che cosa sia la divisione e in che modo si verifichi, nel senso che un’arte o un libro si divide secondo la divisione della cosa considerata; infatti, se la scienza e il libro sono un tutt’uno in forza dell’unità dell’oggetto, conseguentemente si dividono secondo la divisione di quello. In primo luogo, dunque, questo libro si divide in due parti, proemio e trattato; il proemio è il primo capitolo; il trattato si divide in base alla divisione dell’oggetto, e poiché le cose considerate sono cinque, a ragione questo libro si divide in cinque parti. L’ultima parte riguarda i loro accidenti. 

Chiarissima invero è la proporzione di questo libro grazie allo stesso Porfirio; quando costui dice che detto libro è propedeutico a tutta quanta la , ha questa proporzione, ossia quella del servo rispetto al padrone, quella di ciò che è prima del fine rispetto allo stesso fine. 

Intorno al nome del libro e dell’Autore non spetta a noi, ma spetta di più ad altri. Spiegherò solo ciò che qualcuno potrebbe dire: la precognizione nominale (689) è il principio di ogni conoscenza, quindi il nome del libro e dell’Autore deve venir prima di tutte le cose da preconoscersi. A ciò, in base alle regole sostenute in precedenza, per noi è facile rispondere: la precognizione nominale della cosa che deve essere appresa o dell’oggetto è necessariamente prima di ogni cosa, non la precognizione dell’Autore o del libro. E così viene presentato come vero quel testo: ogni dottrina si fonda su di una preesistente conoscenza reale e nominale dell’oggetto e della cosa da apprendere, non dell’Autore o del libro. 

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